Il pH della soluzione nutritiva: perché si muove e come regolarlo
Puntare a 5,5-6,5, misurare dopo aver dosato il fertilizzante e correggere a piccoli tocchi: che cosa fa derivare il pH di un serbatoio e come riportarlo a posto senza fare onde.

In questa guida
In un orto idroponico da interni il pH della soluzione nutritiva deve restare fra 5,5 e 6,5; in casa un valore fino a 7 resta accettabile. Si muove perché le radici scambiano di continuo ioni con l'acqua, perché il livello cala e viene rabboccato, e perché un volume piccolo non oppone alcuna resistenza a queste variazioni. Si misura almeno una volta alla settimana, sempre dopo aver aggiunto il fertilizzante, e si corregge a piccole dosi successive.
Che cosa cambia davvero il pH
Il pH non è un elemento nutritivo: non nutre nulla. Decide che cosa la pianta riesce a prendere da una soluzione per il resto dosata correttamente.
Ogni elemento minerale è assorbibile solo entro un certo intervallo di acidità. Fuori da quell'intervallo resta presente nell'acqua, ma in una forma che le radici non possono prelevare. Il ferro è il primo a staccarsi quando il pH sale, e si vede: le foglie giovani ingialliscono fra le nervature, che restano verdi, mentre il serbatoio è appena stato riempito con una soluzione nuova.
Un pH fuori intervallo somiglia quindi a una carenza. È questo che rende l'errore costoso: si aggiunge fertilizzante, la soluzione si concentra, le punte delle foglie bruciano, e il problema iniziale non si è spostato di un millimetro. Davanti a un ingiallimento inspiegato la prima misura da fare è quella del pH, non un'aggiunta di concime.
L'intervallo da puntare e il ritmo di misura
I servizi di divulgazione delle università della Florida, dell'Illinois e del New Hampshire concordano sulla stessa forbice domestica: da 5,5 a 6,5. Il New Hampshire aggiunge che un valore fino a 7 va bene per un impianto di casa, e che la regolazione fine, costosa e difficile, riguarda la produzione professionale, dove ci si stringe piuttosto fra 5,8 e 6,2.
Il ritmo dipende dalla densità della coltura:
- Una volta alla settimana per un piccolo orto da sei a dodici piante, al momento del controllo del livello.
- Due volte alla settimana non appena l'impianto è denso rispetto al suo volume d'acqua, per esempio una torre da ventiquattro piante su un serbatoio da venti litri.
- A ogni cambio di soluzione, sistematicamente, dopo aver dosato il fertilizzante.
- Subito se delle foglie ingialliscono senza motivo apparente.
Conviene annotare da qualche parte il valore e la data. Un pH isolato dice poco; tre misure di fila mostrano un verso di deriva, ed è il verso che indica la causa.
Misurare sempre nelle stesse condizioni. Un numero vale solo confrontato con il precedente. Il campione va prelevato sempre nello stesso punto, nel serbatoio piuttosto che all'uscita della pompa dove l'acqua è appena stata rimescolata, e va lasciato tornare a temperatura ambiente prima della lettura. Una soluzione appena rabboccata con acqua fredda dà un valore ingannevole.
Sciacquare la sonda o la striscia reattiva con acqua pulita prima e dopo ogni uso, e asciugare la sonda senza strofinarla. Un pHmetro riposto con la punta incrostata deriva in qualche settimana e continua a mostrare numeri netti, ma falsi. Le strisce, dal canto loro, si leggono male in una soluzione già colorata dal fertilizzante: la tinta va confrontata alla luce del giorno e non sotto la lampada da coltivazione, il cui spettro falsa la percezione dei colori.
Le cinque ragioni per cui si muove
Le radici stesse. Una pianta non preleva gli elementi nell'ordine in cui sono disciolti. Per mantenere il proprio equilibrio elettrico rilascia nell'acqua uno ione ogni volta che ne assorbe un altro. A seconda che l'azoto venga assorbito come nitrato o come ammonio, questo rilascio acidifica o alcalinizza la soluzione. È la causa di fondo, ed è inevitabile: è il segno che la coltura funziona.
La durezza dell'acqua di partenza. Un'acqua ricca di bicarbonati, cioè un'acqua calcarea, resiste alle correzioni: il pH torna al valore di origine in uno o due giorni, qualunque sia la dose di acido aggiunta. Al contrario, un'acqua molto dolce o osmotizzata non ha quasi nessun potere tampone e lì il pH salta in tutte le direzioni per qualche goccia.
I rabbocchi di livello. Fra due cambi la pianta beve e l'acqua evapora. Ogni rabbocco fatto con l'acqua del rubinetto reintroduce bicarbonati e spinge il pH verso l'alto, concentrando nel frattempo i sali rimasti.
Il supporto di coltura. I tappi in fibra di cocco stanno intorno a pH 6 e non hanno effetti notevoli. La lana di roccia nuova, invece, è leggermente alcalina e priva di potere tampone: fa salire il pH di un serbatoio finché non è stata messa a bagno in acqua acidificata.
Le alghe nel serbatoio. Un serbatoio esposto alla luce diventa verde. Le alghe consumano anidride carbonica disciolta durante le ore di illuminazione, e questo fa salire il pH di giorno, per poi allentare la pressione di notte. In più intasano la pompa. Un serbatoio opaco e i fori liberi tappati risolvono il problema all'origine.
Correggere senza fare onde
- Misurare per prima cosa, e su una soluzione completa. Riempire il serbatoio, versare la parte A, mescolare, versare la parte B, mescolare, lasciare che la pompa omogeneizzi qualche minuto, poi misurare.
- Prelevare un bicchiere di soluzione invece di versare il correttore direttamente nel serbatoio. Si giudica così l'effetto reale di una piccola dose.
- Aggiungere il correttore goccia a goccia, mai a tappo pieno. I prodotti pH− e pH+ sono concentrati, e un eccesso si rimedia aggiungendo l'altro, cosa che carica inutilmente di sali la soluzione.
- Aspettare un quarto d'ora, poi rimisurare. Il pH di una soluzione agitata ci mette qualche minuto a stabilizzarsi.
- Ripetere per gradini fino a rientrare nell'intervallo, senza cercare un valore al decimo.
- Annotare la dose che ha funzionato. Con la stessa acqua e lo stesso fertilizzante sarà la stessa al cambio successivo.
Se il pH risale ogni volta in due giorni, il problema non è la correzione ma l'acqua: si può provare una miscela di acqua del rubinetto e acqua demineralizzata per abbassarne il potere tampone, oppure accettare di stare nella parte alta della forbice, cosa senza conseguenze per aromatiche e insalate.
Leggere la tabella prima di concludere
| Che cosa si osserva | Causa più probabile | Che cosa fare |
|---|---|---|
| Il pH sale con regolarità | Acqua calcarea, rabbocchi frequenti | Correggere e rabboccare con un'acqua più dolce |
| Il pH scende con regolarità | Coltura densa, assorbimento sostenuto | Correggere e anticipare il cambio |
| Il pH salta nei due sensi | Acqua osmotizzata senza potere tampone | Tagliare con acqua del rubinetto |
| Il pH schizza appena si parte | Lana di roccia nuova non messa a bagno | Bagnare il supporto prima dell'uso |
| Il pH è buono, le foglie ingialliscono | Non è il pH | Controllare la dose di fertilizzante e la luce |
Che cosa non è un problema di pH
Punte e bordi delle foglie che imbruniscono. È il segno di una soluzione troppo concentrata. Si torna alla dose indicata sulla confezione e si cambia la soluzione: una soluzione più ricca non fa crescere più in fretta.
Fusti lunghi con foglie distanziate. È mancanza di luce, trattata nella nostra guida sulla lampada da coltivazione per interni.
Radici brune e molli mentre il serbatoio è pieno. Manca loro ossigeno. Radici sane sono bianche o color crema. Conviene controllare la pompa e la temperatura dell'acqua, non il pH.
Una deriva lenta fra due svuotamenti. È normale. Il pH non deve restare fisso per tre settimane: è il cambio regolare della soluzione che azzera i contatori, come spiega l'idroponica in casa senza gergo. Per capire il ruolo esatto della soluzione nell'impianto si veda anche come funziona l'idroponica, e per il materiale il reparto nutrienti e accessori.
Fonti
Domande frequenti
Bisogna puntare a un valore di pH esatto?
L'intervallo di riferimento è 5,5-6,5, quello citato dai servizi di divulgazione delle università della Florida, dell'Illinois e del New Hampshire. Quest'ultimo precisa anzi che in casa un valore fino a 7 resta accettabile: la regolazione fine ha senso solo nella produzione professionale, dove si punta piuttosto a 5,8-6,2. In altre parole, non serve cercare il valore esatto, serve restare nella forbice. Una deriva lenta e regolare fra due cambi di soluzione è normale.
Si può correggere il pH con aceto o bicarbonato?
L'aceto bianco funziona per abbassare il pH, e il servizio di divulgazione dell'università della Florida lo cita per un orto d'acqua domestico. Il suo effetto è però breve: l'acido acetico viene consumato in fretta e il pH spesso risale in uno o due giorni. I correttori venduti per l'idroponica durano di più, perché si basano su acidi e basi minerali. Quanto al bicarbonato, va saputo che apporta sodio, di cui le piante non hanno bisogno: meglio un correttore pH+ formulato per la coltura.
Bastano le strisce reattive o serve un pHmetro?
Le strisce colorimetriche bastano per iniziare e per cogliere una deriva netta, con un'approssimazione di circa mezza unità. Diventano insufficienti quando bisogna distinguere 6,2 da 6,6, e la loro lettura è difficile in una soluzione già colorata dal fertilizzante. Un pHmetro elettronico toglie entrambe le difficoltà, a patto di essere calibrato con regolarità con soluzioni di riferimento e sciacquato con acqua pulita dopo ogni misura. Uno strumento mai calibrato dà numeri più ingannevoli delle strisce.
Il pH va regolato prima o dopo aver aggiunto i nutrienti?
Sempre dopo. I fertilizzanti idroponici modificano essi stessi il pH dell'acqua, a volte di più di un'unità, e una regolazione fatta su acqua pulita è quindi persa appena si aggiunge il concime. L'ordine corretto è: riempire il serbatoio, versare la parte A e mescolare, versare la parte B e mescolare, poi misurare e correggere se necessario. Fra un passaggio e l'altro conviene lasciar girare la pompa qualche minuto, perché la miscela sia omogenea.



















